Permettiamo a tutti di tornare allo stadio

Raccontavo ieri di come negli anni ’80 riuscivamo a fare tre quattromila persone alle partite con punte di quindici ventimila nelle finali. Perché oggi non ci riusciamo più? Abbiamo visto ieri come lo zoccolo duro di pubblico fossero giocatori di altre squadre e di altri campionati, che esauriti i loro o finita la regular season andavano a vedere gli altri, questo ovviamente non era l’unico motivo. Il campionato si volgeva in periodi diversi e solo dopo il Superbowl che originariamente fu giocato a giugno fu spostato ai primi di luglio, ma dobbiamo tener presente che l’età media dei giocatori era tra i ventidue e trenta anni, proprio perché fino a quegli anni non esisteva un campionato vero, organizzato da una associazione con cadenza settimanale ed era molto difficile poter giocare, per cui quando si inizio molti che il football lo avevano veduto solo in qualche film corsero a praticarlo. Oggi, beh oggi è diverso, l’età media delle squadre si è per fortuna molto abbassata e si sta arrivando al modello americano dove a football si gioca fino alla fine del college, poi o si diventa professionisti e si comincia a lavorare. Preso atto di questa realtà ad oggi le partite più importanti in tutti e tre i campionati vengono giocate a giugno e luglio, vale a dire nel momento più importante per la carriera scolastica di molti dei giocatori, proprio quando la maggior parte è impegnata negli esami universitari o di maturità. Per questo insisto per lo meno per il Campionato italiano a nove giocatori a trovare una formula che li faccia giocare da metà gennaio a marzo, quando poi cominceranno gli altri campionati, oltretutto questa iniziativa servirebbe a rodare anche gli arbitri che poi andranno a cimentarsi con campionati maggiori, ma soprattutto permetterebbe ai ragazzi di non contrapporsi al momento più importante negli studi. Se tale formula non fosse molto gradita a squadre che dovrebbero giocare con temperature più rigide, sarebbe un buon incentivo per passare ai campionati a undici giocatori, ed inoltre nulla vieterebbe alle società di organizzare Bowl o amichevoli a condizione che provvedano a procurarsi arbitri nuovi senza sottrarne agli altri campionati. Come sempre questo è solo un suggerimento ma mi piacerebbe leggere che nei consigli direttivi federali qualcuno propone qualche cosa per modificare una situazione che si sta dimostrando non un successo, per essere buoni, perché così è un po’ come quei principianti che frenano

sulla neve slittano inevitabilmente contro l’ostacolo. Qualcosa bisogna fare e bisogna pensarci ora proprio per ridare entusiasmo ad un ambiente che si limita a dirmi che condivide quanto scrivo, ma si guarda bene di dirlo forte e chiaro o di fare a sua volta qualche proposta. Quello che mi fa stupisce è quello che molti giocatori e presunti tali pubblicano su facebook: partite mitiche dei Chicago Bears, giocate sotto zero, proprio per far vedere che sport da duri sia il football, per poi rifiutarsi di giocare se la temperatura non è ottimale. Fateci una cortesia, le fotografie le avete fatte con casco e paraspalle, ora potete raccontare ai vostri amici di gesta epica, ma lasciate giocare a football che magari non è Superman, ma accetta le regole del football che dicono che l’unico campo impraticabile è quello in cui non si possono vedere le righe a causa di allagamento. Questo è il football questo è lo sport che ha cambiato la vita di molti e che ci piacerebbe continuasse a farlo. ( Le fotografie sono reali, il pubblico è vero, ringraziamo D. Fumagalli per averci lasciato queste testimonianze)

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