Adesso basta giocolieri ed equilibristi in malafede

Adesso basta denigratori di professione, basta sparare pur di sparare contro la FIF. Sappiamo che non credevate che ci fossero ancora persone vere, oneste, uomini che giocano a football per divertirsi, dirigenti e manager che si sbattono per farglielo fare rimettendoci tempo e spesso quattrini, ma dovete farvene una ragione: esistono. Ho pubblicato il nostro roster, nessuno dei critici ha chiesto ad altri di farlo cosi da evitare anche le tentazioni, nessuno si è chiesto perché altri non lo fanno? Eravate pronti a condannare per un principio morale un comportamento dei Trucks ed ora quando i Trukcs hanno dimostrato, dopo aver preso in considerazione opzioni diverse, che per loro, il principio morale vale più di una scelta di convenienza, rosicate e li attaccate per una intenzione? Ma dell’occhio nero e del ricovero in ospedale a Bolzano di uno spettatore causato da un vostro dirigente, del comportamento, non dell’intenzione non ne volete parlare e allora addosso ai Trucks ? Vergogna. Io per primo ho consigliato ai Trucks di ponderare le loro scelte, ma quando hanno fatto quella moralmente giusta, ho gioito, non ho continuato a condannarli per una ipotesi, per una intenzione non attuata. Non potete guardare in casa vostra, perché vi rendete conto che neanche vi comunicano le decisioni figuriamoci le intenzioni e allora dovete sfogare la vostra frustrazione sugli altri? Vergogna. Amiamo troppo questo sport per non essere pronti ha perdonare chi ha sbagliato, e non parlo dei Trucks, chi attratto dalle bugie dei soliti faccendieri noti, che hanno promesso stadi pieni, insegnanti americani e camp stellari, si è fatto abbindolare, ma in virtù di quei principi che i Trucks hanno manifestato, quelli morali per intenderci, quelli che ti fanno andare in trasferta per onorare un impegno, non perché ti conviene, quelli che considerano incivili quelli che ragionano alzando le mani su altri, in virtù di quei valori, accoglieremo a braccia aperte, ma a regole chiare, chi comprendendo il proprio errore vorrà rientrare alla base facendo una scelta di filosofia, non di convenienza. Le regole però sono chiare, i passi adeguati alla gamba e soprattutto nessuno può considerare i nostri ragazzi, i nostri giocatori come una fonte di reddito. So che molti la pensano così, a loro dico non ci sarà un prezzo da pagare per il rientro, nessuno vi dirà avete visto, perché lo avete visto, lo avete già constatato con mano che quanto vi avevamo detto corrispondeva a verità. Ve lo dissi dall’inizio stavamo lavorando per mettere fondamenta solide per costruire la casa di tutti, una casa che non andrà rifondata tra pochi anni. Le regole però sono chiare, le squadre devono dimostrare capacità organizzativa, devono onorare gli impegni, devono essere umili e fare i passi proporzionati alla gamba. Non si gioca con i proclami, si gioca con squadre vere, programmi credibili, sponsor e giocatori adeguati ai campionati che si vogliono fare. La diffusione del nostro sport partirà dalla credibilità che riusciremo a trasmettere all’esterno. Non si può annunciare sei partite e giocarne due, perché non si è credibili, le intenzioni non portano pubblico, i proclami non aumentano la credibilità, i fatti ripetuti riempiono gli stadi. Non è un finto countdown che da meriti, ma il lavoro quotidiano.
Tante sono le persone credibili nel football ed è a loro che mi rivolgo: ribellatevi a chi vi crede degli stupidi, a chi vuole convincervi che l’unica cosa che conta è vincere a qualsiasi costo. Usando uno citazione che renderà felice il Presidente Pietragalla quando i gladiatori scendevano nell’arena erano orgogliosi di combattere e di farlo con onore, determinazione, il pubblico che accorreva numeroso spesso salvava la vita anche allo sconfitto che si era battuto con valore. Questo è il massaggio che da quelle arene deve essere tramandato. Si va in campo sapendo che si può anche perdere, l’importante sta nel farlo con onore.
Per quanto riguarda la federazione, il suo compito sta nel permettere tutto questo e nel consentire di farlo nel modo più organizzato ed economico possibile, e ora come allora la carica non è un premio, ma un incarico di lavoro, un mettere la propria competenza al servizio degli altri, essendo ricompensati dalla loro gratitudine. Così ha lavorato AIFA e ha lavorato e lavorerà la FIF, lo sappiano tutti quelli che pensano di candidarsi alle nostre elezioni.