Dove eravamo rimasti?
Da tanti anni siamo abituati a scandire le settimane con i giorni di allenamento, quando ci si ferma o è Natale o è SS. Pasqua o siamo in vacanza, per questo questa settimana di fermo ci ha un po’ spaesato e non riusciamo a renderci bene conto di quanto tempo è passato, da quanto non incontriamo più i nostri compagni. Stasera finalmente si ricomincia, la preparazione non sarà come l’avevamo programmata, ma l’importante è cominciare, rialzare la testa, rimetterci in moto. Se c’è uno sport in cui tutto questo viene naturale è il football. Puoi vincere o perdere ma sai che durante una partita andrai per terra tante volte, ma ti alleni per riuscire a rialzarti ogni volta. Non è il punteggio che conta è l’impegno che hai messo è la tua capacità di condividere con i tuoi compagni quanto stai facendo. Ci hanno rimandato una partita, ci hanno impedito di allenarci, nessuno potrà impedirci di dare il nostro contributo al ritorno alla normalità. Qualcuno ha paragonato il silenzio e lo scarso affollamento di questi giorni in città con quello che accade ad agosto, senza rendersi conto della sofferenza che c’è in città in questi giorni. Milano non ha capito, o forse non gli è stato ben spiegato, quale era il problema. Nell’era della comunicazione si è comunicato male come raramente si è fatto, pur avendo esperti e team di comunicatori laureati e pagati per fare questo. Tutti hanno ubbidito, si sono attenuti alle disposizioni, non per paura di sanzioni ma per senso civico, per rispetto verso i tanti medici, infermieri, scienziati, forze dell’ordine che hanno accettato turni massacranti per senso di responsabilità ed amore per quello che fanno. A loro va il nostro incondizionato grazie. Ci sembrava doveroso prima di ricominciare in quello che speriamo torni ad essere la normalità rivolgere loro un pensiero. GRAZIE!



