Finalmente un dialogo civile su progetti

Ho letto il parere di Bobrock59, arbitro del CNA, il quale, con nostra grande soddisfazione, porta avanti le sue idee con toni civili e dimostrando passione, ed è un piacere finalmente potersi confrontare su idee e punti di vista e non su insulti. Già questo mi sembra, comunque, un grande risultato. Ricordo a Bobrok59 che il nostro forum e la nostra radio sono a disposizione per un confronto più serrato ma scelga lui dove scrivere. L’argomento in discussione è perché gli arbitri devono percepire un compenso mentre i giocatori, i dirigenti e gli allenatori se va bene non pagano altrimenti devono pagare. Lui risponde:”…. Un arbitro è in una fascia media di età notevolmente più alta. Non ha da competere, non ha da vincere nulla. Ha solo il compito di erogare un servizio, di far giocare questi ragazzi, di tutelarli e di farli divertire. Ha una responsabilità molto più ampia rispetto a quella di un atleta, o comunque radicalmente diversa e più complessa sotto il profilo etico innanzitutto. Abbiamo alcuni punti in comune con i giocatori, l’amore per lo spogliatoio, l’odore dell’erba, la tensione nell’aria prima del kick-off, l’amicizia e la solidarietà con i compagni, le zingarate del week end da raccontarsi….” . Punto di vista che io condivido ed è per questo che nel mio precedente intervento le ho parlato di crew in competizione, di squadre di arbitri che gareggiano per diventare la miglior crew del campionato. Ovviamente nessuno pretende che debbano viaggiare per tutta l’Italia, cercheremo di utilizzarle il più vicino possibile, sarà anche stimolo per qualche arbitro esperto di fare proselitismo nella sua zona per crearsi la sua squadra, e i team cercheranno di avere pazienza cosi come l’avranno gli spettatori nei confronti di grossolani errori da parte dei giocatori, ma finalmente potremo cominciare a cercare di crescere tutti insieme. Arbitrare sarà bello come giocare, si assaporerà oltre tutte le cose che lei elenca anche il clima della competizione, per arrivare a vincere il titolo di migliore crew, magari con una classifica settimanale anche per i ref. Possibilmente semplificando in via sperimentale un po’ anche il regolamento così da facilitare sia l’introduzione di nuovi arbitri e giocatori, sia la comprensione del gioco da parte del pubblico. Si potrebbe prevedere all’inizio un compenso ridimensionato per il rimborso in caso di trasferte medio lunghe e la federazione potrebbe prevedere un percorso formativo fisico per facilitare una corretta alimentazione ed idratazione prima e durante le partite, considerando che un arbitro è a tutti gli effetti un atleta, ma anche una visita medica obbligatoria, oltre naturalmente l’obbligatorietà da parte delle squadre di fornire i filmati, unico vero strumento per migliorarsi. Ecco vede io capirei di più se una parte dei soldi oggi spesi in gettoni venisse spesa per filmare le partite e far si che le crew si trovino per riguardarsele. Il nostro obbiettivo deve essere crescere insieme, ma per fare questo bisogna essere consapevoli che molte squadre non hanno soldi, e che solo contenendo la spesa per i prossimi due/tre anni si potrà vedere il proliferare di squadre e di giovani, e stia tranquillo che quando ciò accadrà sarà a quel punto molto più facile trovare sponsor, spazi sui giornali e quant’altro. Tra parentesi nulla vieta in questa idea di riuscire a trovare uno sponsor anche per la classe arbitrale che copra costi di divise, e quant’altro. Vede una cosa mi ha colpito: lei dice che l’età media degli arbitri è alta, perché deve essere cosi? Perché gli arbitri sono insultati? Se riusciamo a far si che fare l’arbitro sia percepito come in effetti è, come una delle componenti del gioco, di pari livello e dignità delle squadre, se faccio si che come obbiettivo per le crew, non sia il farsi notare dal pubblico per atteggiamenti da protagonista, ma sia aver diretto in maniera più lineare la partita, se riusciamo e sicuramente la cosa non è facile, non crede che avremmo fatto un grosso passo avanti? Vede gli obbiettivi sono cose importanti. Lo stesso i Rams lo hanno sempre fatto in società, e siamo l’unica società che sotto la mia direzione non ha mai pagato un allenatore, compreso Sam Rutigliano, che venne in Italia su mio invito ma che ci allenò al camp gratis. Gratis non vuole dire senza ricompensa, ma senza ricompensa economica. La soddisfazione di stare in un ambiente pulito, di sani principi e di amici le garantisco che anche per lui non aveva prezzo. Il sorriso di tanti ragazzi, la loro soddisfazione secondo lei non valgono qualche week-end speso in maniera diversa? Pochi giorni fa parlando con il Presidente mi diceva, e so che è vero, che con quello che ha speso per la squadra del figlio, poteva mandarlo tranquillamente a giocare in un college americano, però non lo ha fatto. Anzi per molti week-end ha seguito a sue spese la squadra in trasferta a sue spese, non è mancato ad un camp a sue spese, ma ogni volta che parla ai ragazzi a le lacrime agli occhi, e le garantisco che quelle emozioni, non si comprano. Io sono quasi certo che molte sono le stesse che vive anche lei, e sono sicuro che nel limite del ragionevole sarebbe disposto a viverle già da domani se riuscissimo a perfezionare questo modo di pensare. Un anno lontano dai campi mi sembra già troppo. E’ ora che ognuno faccia la sua parte per portare avanti un discorso che non può più riguardare la propria parrocchia, il proprio orticello ma che tutte le componenti del football salgano sulla barca, chi deve pagare paghi i propri errori con la giustizia sportiva, e poi si remi con tutta la foga che solo chi ama questo sport sa avere per raggiungere obbiettivi importanti.